Il suo nome scientifico ricorda Aglaia, la più giovane delle tre Grazie, antiche divinità greco-romane. Ma tutti la conoscono come Occhio di pavone, per via di quei grandi occhi colorati che sfoggia sulle ali e che sembrano guardarci… come ci guarderebbe un predatore! Già, perché quei grandi occhi hanno proprio la funzione di spaventare chi se la vuol mangiare: immaginate la scena: la farfalla poggiata su un fiore… un predatore che si avvicina e… puff… le ali si aprono di scatto e il predatore si trova davanti a due enormi occhi che lo fissano… ha un attimo di esitazione, evita l’affondo… quel tanto che basta alla farfalla per fuggir via e trovare un riparo sicuro. Qui attorno l’Occhio di pavone è una presenza familiare e soprattutto nei mesi più caldi la si può osservare posata sui fiori o per terra lungo sentieri assolati. Ma non è raro vederla anche d’inverno, quando iberna sotto cortecce, fienili o nicchie riparate di vecchi muri in pietra. In tutte le stagioni è una macchia di colore che allieta le nostre giornate.